BenessereLe 6 cose che non sapete sulla sigaretta elettronica

07/01/2019 - 18h

Poche certezze e un dibattito scientifico rovente, inasprito da un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine secondo cui il processo di vaporizzazione delle sigarette elettroniche favorirebbe la formazione di formaldeide, una sostanza da 5 a 15 volte più cancerogena del tabacco.

Ma non è solo per questo che le sigarette elettroniche dividono gli scienziati. In un documento dell’agosto scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avanzato forti dubbi riguardo alla loro pericolosità per la salute, scatenando le ire di una parte della comunità scientifica e portando 50 noti scienziati internazionali a firmare una lettera aperta indirizzata all’OMS, in cui si sottolineava la scarsa tossicità delle sigarette elettroniche e la loro efficacia nel favorire la disassuefazione dal fumo, con la possibilità di prevenire migliaia casi di cancro ogni anno.

1. Partiamo dal principio. Può spiegarci come nasce la sigaretta elettronica?

Il primo vero brevetto della sigaretta elettronica risale al 1963 ed è opera dell’americano Herbert A. Gilbert, ma è solo 40 anni dopo che in Cina, a Pechino, un farmacista cinese, Hon Lik, sfruttando una tecnologia ad ultrasuoni, inserì sul mercato il primo prodotto commerciale che diventò presto la sigaretta elettronica che conosciamo.

2. Come funziona?

L’elettronica non fa altro che scaldare un liquido, composto da glicole propilenico e glicerina vegetale, senza passare dal processo di combustione, ovvero senza apportare né catrame né monossido di carbonio, le due sostanze più nocive prodotte dal fumo delle sigarette.

3. Quanti tipi ne esistono in commercio?

Per noi, ai fini della ricerca, è importante distinguere le sigarette elettroniche in due diversi tipi: i dispositivi di prima generazione (o cigalike), che generalmente imitano nelle dimensioni e nell’aspetto le sigarette convenzionali e sono costituiti da piccole batterie al litio, ricaricabili o usa e getta, e cartomizzatori/cartucce già riempiti di liquido; ed i dispositivi di seconda generazione (o personal vaporizers) oggetti molto diversi dalle “bionde”, costituiti principalmente da batterie ricaricabili ad alta capacità, con atomizzatori molto performanti in cui il liquido nel serbatoio viene rifornito dal consumatore ogni qual volta si esaurisce.

4. Ogni quanto va sostituita?

Non ha una durata temporale prestabilita, anzi praticamente è illimitata ma richiede manutenzione e controllo periodico. Dopo un paio di anni solitamente si consiglia di sostituire solo la batteria per aumentare la durata di utilizzo tra una ricarica e l’altra e l’atomizzatore, la parte più soggetta ad usura.

5. Rispetto alla sigaretta comune qual è il suo impatto sulla salute?

Le e-cig non contengono tabacco e non prevedono la combustione per funzionare, pertanto è intuitivo che siano più sicure delle bionde e che siano in grado di migliorare lo stato di salute dei fumatori che decidono di utilizzarla al posto delle sigarette convenzionali.

6. Psicologicamente, fumare una e-cig può essere d’aiuto rispetto alla sigaretta tradizionale?

Il fumo e la depressione sono spesso due fattori correlati, anzi, secondo recenti studi condotti dai nostri ricercatori “non si fuma per la depressione ma si diventa depressi fumando”. Per alcuni pazienti il fumo rappresenta una naturale estensione del proprio comportamento ed è per questo motivo che diventa necessario ottenere una chiara e sincera dichiarazione del paziente sull’effettivo impegno nella rinuncia al fumo, al fine di responsabilizzarlo nella propria decisione.

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